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Numero 0

Da dove cominciare? Davvero non saprei …

La solita sensazione di quando mi ritrovo davanti agli occhi un taccuino vergine: vorrei imbrattarlo d’inchiostro, ma non mi riesce mai d’iniziare.

Data questa premessa inaugurerò questo spazio parlando dell’insicurezza. Stato d’animo che in questo periodo mi sta tormentando atrocemente:

è giunto il momento della vita in cui prendere decisioni importanti, invece: rimando, rimando, rimando, ….

Vorrei cambiare tutto! Dal lavoro non ottengo la benchè minima soddisfazione, solo frustrazione e delusione; il posto in cui vivo io, amante della natura, è attorniato da cemento fatiscente, all’orizzonte, invece che montagne, posso osservare l’azzurro sbiavido della foschia e dell’inquinamento.

Non capisco cosa mi trattenga immerso in un mare in tormenta, nuotando controccorrente, in affanno per arraffare ogni misera boccata d’ossigeno concessa. Le energie allo stremo, l’annegamento è l’unica conclusione possibile, eppure non riesco ad abbandonare quetsa mia “zona di stress”, come se un amore perverso e bastardo mi legasse indissolubilmente a lei.

Partiamo dal lavoro, che se non fosse per il mio inconscio masochista, avrei già dovuto abbandonare da anni. Il lavoro, che parola nobile …..

Il lavoro dona la dignità dicevano ….

Maledetti educatori!

Maledetta società!

Una scheggia, una tarlo maledetto mi avete inserito nel cervello. Se avessi la certezza che dando una testata al muro uscisse, non esiterei minimente a fracassarmi il cranio: “Il lavoro è un bene primario”, “di qualcosa bisogna pur vivere”. D’ ansia vivremo; e di paure.

Dovrei frantumarlo il timbratore e invece click, “sì, padrone”, giù il collo, anche oggi ti sei accaparrato il mio tempo.

L’ indeterminato è la salvezza! Il Santo Graal! Veloci, prostriamoci!

Ha ha ha, che sciocchezza! Un ricatto è solo un misero ricatto giocato sulla paura di iniziare un nuovo percorso, di mettersi in gioco. Contratto o meno per le aziende io sono il numero impresso sul cartellino e se licenziano o falliscono 9739 sparisce come una scritta sulla battigia dopo il passaggio dell’ onda.

Si sono comprati il mio presente in cambio di cosa? Di denaro? Di certo non sufficiente a garantirmi un futuro tranquillo…. Ah il futuro….

Il futuro dovrebbe essere una speranza, invece per me è un tormento:

penso e ripenso a cosa vorrei fare a dove vorrei essere a chi vorrei diventare, i giorni passano, il futuro si avvicina, nulla cambia, nulla cambia, ….. e l’ansia aumenta.

Casa, famiglia, cosa sono? Desideri. Fottuti miraggi. Percorsi irti e faticosi, che sempre meno intraprendono e spesso con una buona copertura alle spalle.

Quindi come dovremo comportarci?

Sono riuscito a autoimpanarmi in una palude di insoddisfazione e penso quindi di essere uno dei meno indicati in assoluto a fornire una risposta a questa domanda, proverò lo stesso a suggerire qualche consiglio per evitare di essere emulato:

Dedicatevi alle vostre passioni ogni secondo libero che avete, non tentennate! Osate! Rischiate! Prendete le vostre decisioni nel presente non fatevi influenzare da un ipotetico fututo.

Bless.


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